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Gennaio 2008 - INAIL, l'infortunio in itinere: questioni ancora aperte

L'infortunio in itinere: questioni ancora aperte
Annalisa Gerosa - Collaboratrice Sezione di Diritto Privato dell'Economia, Dipartimento Diritto per l'economia, Università Milano-Bicocca

Vedi l'articolo pubblicato su ISL Igiene e Sicurezza del Lavoro n. 12 (dicembre 2007)

Per infortunio in itinere si intende l'infortunio nel quale incorre il lavoratore assicurato durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro; durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro, se il lavoratore ha più rapporti di lavoro; e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il nonnale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti.

L'infortunio in itinere è disciplinato dall'art. 12 D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, che ne riconosce la piena indennizzabilità, «salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate». L'interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a causa di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all'adempimento di obblighi penalmente rilevanti.

L'assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato. Restano, in questo caso, esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall'abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall'uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l'assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida. La ratio giuridica della norma in esame si coglie nella circostanza che il percorso casa-lavoro vada considerato un'attività preparatoria alla prestazione vera e propria e come tale potenzialmente iscrivibile nel rischio specifico improprio, ovvero a rendere l'evento lesivo indennizzabile è la stretta correlazione che intercorre tra lo spostamento del lavoratore e l'obbligazione derivante dal rapporto di lavoro.

Secondo la Cassazione «Ai sensi dell'art. 2 D.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124 l'occasione di lavoro comprende tutte le condizioni temporali, topografiche e ambientali in cui l'attività produttiva si svolge e nelle quali è imminente il rischio di danno per il lavoratore, sia che tale danno provenga dallo stesso apparato produttivo e sia che dipenda da situazioni proprie e ineludibili del lavoratore e, quindi, da qualsiasi situazione ricollegabile in modo diretto o indiretto all'attività lavorativa; perché si abbia infortunio sul lavoro indennizzabile ai sensi del citato art. 2, però, non è sufficiente che l'attività lavorativa abbia determinato in capo al lavora-tore un rischio generico ossia un rischio al quale il lavoratore soggiace al pari di tutti gli altri cittadini indipendentemente dall'attività lavorativa svolta, bensì occorre che essa abbia determinato o un rischio specifico ossia un rischio derivante dalle particolari condizioni dell'attività lavorativa svolta e/o dell'apparato produttivo dell'azienda, ovvero da un rischio generico aggravato, ossia da un rischio che, pur essendo comune a tutti i cittadini che non svolgono l'attività lavorativa dell'assicurato, si pone, tuttavia, in ra¬ione di necessario collegamento eziologico con l'attività lavorativa del medesimo (esempio: infortunio in itinere); in ogni caso, però, viene meno l'indennizzabilità dell'infortunio nell'ipotesi del c.d. rischio elettivo e cioè del rischio che sia collegato a una scelta arbitraria del lavoratore che crei o affronti voluta-mente una situazione di rischio diversa da quella inerente allo svolgimento dell'attività lavorativa».

Poiché il rischio della strada è un rischio generico che grava su tutti gli utenti, perché l'evento lesivo diventi indennizzabile è necessario un quid pluris, che renda il rischio generico della strada aggravato per il lavoratore. La legge e la Corte di Cassazione, attraverso un'elaborazione giuri-sprudenziale più che decennale, hanno fissato una serie di criteri generali per valutare in quali casi l'infortunio nel percorso casa-lavoro possa ritenersi avvenuto in occasione di lavoro e perciò indennizzabile.


 
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