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Giugno 2007 - Ciclisti, mille morti sulle strade - alcune considerazioni

Devo dire che questo blog e' risultato essere particolarmente istruttivo. Indicativo del fatto che nell'immaginario collettivo non e' tanto importante risolvere il problema, ma individuare il colpevole. E l'importante e' che il colpevole sia ' "l'altro", cioe' chi fa parte di un altro gruppo/tribu'.

Altro elemento istruttivo e' la grande quantita' di luoghi comuni che sono stati evidenziati. Esaminiamone alcuni.

I ciclisti sono snob e vanno in giro con bici Hitech - Falso. Ci sono alcuni ciclisti che fanno attivita' sportiva, ma la maggior parte usa la bici per spostarsi o per fare turismo.

Gli incidenti avvengono perche' i ciclisti non rispettano il codice della strada e passano sempre con il rosso. Falso. Passare con il rosso e' sicuramente pericoloso per tutti gli utenti della strada, ma gli incidenti gravi avvengono in genere per investimento da dietro (eccesso di velocita' del veicolo sopraggiungente) da incrocio laterale (non rispetto della precedenza dal veicolo che si inserisce o svolta) o per errata manovra (spesso camion che non hanno specchietti con visibilita' laterale (norma CE non ancora recepita).

Gli incidenti avvengono per mancanza di visibilita'. Vero. Un ciclista di notte che non sia dotato di illuminazione e/o indumenti ad alta visibilita' e' e costituisce un pericolo.

Gli incidenti avvengono perche' i ciclisti viaggiano affiancati e per evitarli anche a velocita' contenuta devo invadere l'altra corsia. Falso. Se non riesco ad evitare un ostacolo sulla strada che viaggia a velocita' ridotta (ovviamente non in autostrada o superstrada dove l'accesso e' vietato ai veicoli lenti) vuol dire che sto andando ad una velocita' estremamente pericolosa (e se invece di un ciclista fosse un trattore?). Mai e poi mai se trovo un veicolo lento davanti devo scartare per evitarlo, devo sempre essere in grado di frenare o rallentare.

I ciclisti sono piu' sicuri se viaggiano in fila indiana sul bordo della strada. Falso. E' vero che il codice della strada non prevede lo spostamento affiancato eccetto che per proteggere un bambino, ma la maggiore pericolosita' per un ciclista deriva dall'essre superato da un mezzo che non rallenta e che non considera la bicicletta un veicolo (cosa che in vece fa il CdS); quindi ritiene di poterlo superare a 70 km/h ed oltre. Ne consegue che per un ciclista e' meglio occupare parzialmente la carreggiata per costringere il veicolo sopraggiungente a rallentare prima del sorpasso.

I ciclisti dovrebbero viaggiare solo sulle ciclabili - Falso. Se la ciclabile esiste (!?!) ed e' agibile il ciclista deve usarla. In caso contrario e' un utente della strada come gli altri.

I ciclisti sono un pericolo per i pedoni. In parte falso e in parte vero. A 20 km/h nessun incidente e' serio, ma un ciclista maleducato o prepotente sicuramente crea problemi. La convivenza sui marciapiedi, ove espressamente non ammessa deve essere una estrema ratio (sopravvivenza) da gestire con rispetto e di nuovo, lentezza.

I ciclisti si ostinano ad andare senza alcuna protezione. Falso. Non esiste alcuna corazza che protegga da un investimento a 70 km/h. Neanche il casco, che protegge invece il ciclista per le cadute autonome (max 30 km/h)

I ciclisti hanno sempre ragione. Falso. Come tutte le persone fanno errori in buona o cattiva fede. La differenza e' che un errore di un ciclista a 20 km/h e' recuperabile, un errore di un automobilista/camionista/motociclista a 70 km/h e oltre no (ma mica solo per i ciclisti! non so se qualcuno ha mai visto le conseguenze su una macchina per un impatto a 50 km/h contro un ostacolo fisso. Sorprendentemente devastante)

Ho riportato queste brevi considerazioni (che so che non convinceranno nessuno perche' quando i problemi li si affrontano con la mentalita' del tifo sportivo ritorniamo tutti guelfi e ghibellini e poi guelfi bianchi e neri e cosi' via) nella speranza che comunque si possa andare lentamente verso un maggior rispetto di tutti.

In questo caso la maggior diffusione di pedoni e ciclisti diventa utilissima non solo per loro stessi, ma perche' forzano ad un diverso modello di mobilita', piu' lento ma scorrevole e con una migliore qualita' della vita (che non obblighi anziani e bambini confinati a casa se qualcuno non li puo' trasportare). In una zona 30 non servono piste ciclabili. Un bambino puo' scappare di mano e l'auto riesce ad evitarlo ugualmente.

E' questo che ci proponiamo come FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta): non la difesa di una corporazione, ma una migliore qualita' della vita (e dell'ambiente per tutti).


 
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